Che bello svegliarsi così….

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… e che tartufo!

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Semplicemente tajarin all’uovo (noi abbiamo usato quelli comprati da Eataly) con buon burro fresco (quello di Occelli è ottimo!) e poi una vigorosa grattata di buon tartufo bianco.

La domenica ha già un sapore superlativo!

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… e che polenta!

E’ doveroso spiegare che nonostante io abbia iniziato a scrivere di posti e ricette sicule in realtà vivo nel meraviglioso Piemonte. In Sicilia sono nata è lì ho abitato fino a otto fa…

La polenta qui sotto invece ha origine valdostana. In Val d’Ayas sotto l’imponente Monte Rosa c’è una graziosa baita dove si mangia divinamente la polenta concia. Ancora fumante e grondante burro e fontina viene servita a tavola insieme alla salsiccia al sugo e lo spezzatino di carne.

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Polenta concia

Prima di assaggiare questa “cosa divina” per il palato, vengono servite specialità valdostane come la tipica mocetta (carne essiccata di mucca, capra o pecora, macerata con erbe di montagna), il lardo di Arnad (fantastico) con riccioli di burro prodotto in loco e tanti altri deliziosi salumi.

Mocetta e lardo di Arnad

Mocetta e lardo di Arnad

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E per finire crostata di mirtilli e grappa alla liquirizia.

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Ristorante Le Solitaire str. Barmasc – Antagnod (AO) – 11020

Tel.: 0125 306311 La prenotazione è obbligatoria nel fine settimana

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… e che cùscusu!

Orgoglio trapanese

Il “cùscusu alla trapanese” (principalmente di pesce) è un piatto unico decisamente tra i miei preferiti. Probabilmente perchè quando in famiglia si mangia il cùscusu vuol dire che è un giorno di festa o c’è un invitato speciale a pranzo. Tutto ciò non perchè ci siano giorni da calendario stabiliti per farlo ma perchè è un piatto sufficientemente elaborato e per fare tutto alla perfezione ci vuole tempo e ingredienti freschissimi (tipo il pesce pescato al mattino per intenderci).

La preparazione è lunga e richiede attrezzi da cucina particolari come ad esempio la “mafaradda“.

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La mafaradda

In pratica si tratta di una zuppiera di terracotta bassa e larga in cui avviene la fase principale della preparazione: l’incocciatura! Questa fase richiede notevole esperienza: la semola di cùscusu viene versata poco per volta nella mafaradda e, con l’aggiunta di un filo di acqua fredda salata, viene rimestata (appunto incocciata) con la mano fino a trasformarla in grani grossolani. Mia madre passa ulteriormente il cùscusu incocciato in un arnese ovale bucherellato. Lo scuote con vigore di modo che i grani di semola che non si sono attaccati bene tra loro ritornino dentro la mafaradda. Quando si è soddisfatti dell’incocciatura si ripone di volta in volta il cùscusu su un canovaccio ad asciugare. I vecchi dicono che l’incocciatura giusta la “devi sentire sotto la mano” solo così capisci se va bene o no :-)

Nelle tavole dei trapanesi il cùscusu di pesce è un’istituzione, bene o male chiunque, almeno una volta, si è cimentato nella preparazione di questo piatto. A San Vito Lo Capo il Couscous Festival è arrivato alla sua undicesima edizione, è una bella occasione che riunisce chef di tutto il mondo per elaborare in maniera diversa, fantasiosa questo piatto. L’appuntamento per il 2009 è dal 22 al 27 settembre.

Ingredienti©:

almeno 1kg di semola per cuscus (grana media)

5 spicchi d’aglio (perfetto l’aglio rosso di Nubia (Tp) presidio Slow Food)

3 cipolle

mandorle

olio, sale e pepe

3 foglie di alloro

500 gr di gamberetti freschi sgusciati

PER LA “CONZA” (condimento)

almeno 2Kg di pesce misto da brodo (scorfani, cipolle, gronchi, anguille, cernie, dentici…) Freschissimo!!!

150 gr di mandorle tritate

1 Kg di pomodori maturi

3 spicchi d’aglio

abbondante prezzemolo

sale e pepe

Procedimento©:

Procedere nell’incocciatura del cùscusu come descritto sopra. Rimettere la semola nella mafaradda e aggiungere un trito di cipolle, aglio, prezzemolo, mandorle. Aggiungere abbondante olio extravergine d’oliva, sale e pepe. Mescolare per bene con le mani.

A questo condimento si possono aggiungere i gamberetti sgusciati.

Un altro utensile necessario per la buona riuscita del cùscusu è avere a disposizione una pignata(pentola) adatta. Di solito è un recipiente di terracotta, molto simile ad un colapasta, dentro al quale viene versato il cùscusu già condito a cui si aggiungeranno tre foglie di alloro.

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La pignata di terracotta

Il cùscusu ha bisogno di una cottura a vapore per questo motivo bisogna avere una pentola alta di uguale diametro della pignata di terracotta. La pentola alta si riempie d’acqua e lì si mette qualche pomodoro e il sale (questo per favorire un vapore profumato) a questo punto vi si colloca sopra la pignata col cùscusu e per evitare che il vapore possa fuoriuscire dai bordi si prepara un impasto di farina ed acqua (detta cuddura) che farà da giuntura tra i due tegami.

Oggi sul mercato si trovano cùscusere in acciaio fornite di guarnizione che evitano tutto il procedimento della cuddura. Sicuramente sono meno belle da vedere rispetto alle pignate di terracotta ma sicuramente sono più pratiche e accelerano i tempi anche della pulizia a posteriori del pentolame.

La cottura del cùscusu dura poco meno di due ore a fuoco bassissimo. Quando dalla pignata fuoriescono i fumi del vapore si è sicuri di tre cose: che la cuddura funziona, che il cùscusu ha iniziato complessivamente la sua cottura, … che un odore prelibato si spargerà per tutta la casa (anche fuori, con grande invidia dei vicini!)

A questo punto ci si può dedicare alla “conza” e cioè al condimento. In quest’occasione parleremo di quello di pesce perchè più famoso a Trapani e provincia ma è vero che il cùscusu si offre a tantissime varianti (carne, verdure…).

Si soffrigge in olio abbondante la cipolla e i pomodori precedentemente pelati e fatti a pezzetti. Si aggiunge il sale, prezzemolo, mandorle e aglio tritati. Infine si allunga il soffritto con un litro e più d’acqua e un po’ di estratto di pomodoro (che renderà la zuppa più rossa). Al brodo si aggiungono i pesci precedentemente puliti e squamati. Portare a cottura e aggiungere ancora del prezzemolo e delle mandorle tritate.

Nel frattempo, cotto il cùscusu, si versa nuovamente nella mafaradda e si eliminano le foglie di alloro. A questo punto è pronto per essere abbivirato cioè bagnato con il brodo filtrato della zuppa di pesce. Un po’ di brodo si lascia da parte per inumidire il piatto, a discrezione dei commensali, una volta portato in tavola.

Una volta aggiunto il brodo il cùscusu deve riposare dentro la mafaradda avvolto con una coperta di lana per almeno un’ora.

La zuppa di pesce verrà portata a tavola con il cùscusu e alcune terrine con il brodo filtrato. A discrezione si può preparare una frittura di calamari e gamberi da servire insieme.

Questa ricetta è dedicata a gran parte dei miei amici che mi accusano bonariamente di promettere e non mantenere l’appuntamento a tavola con questo piatto. Spero che abbiano avuto la pazienza di leggere tutto e di capire adesso un po’ di più perchè mi è così complicato mantenere la promessa… complicato ma non impossibile, certo!!!

…e che pizza!
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Pizza mezza funghi mezza prosciutto

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Pizza mezza margherita mezza napoli

La pizzeria dei fratelli Calvino a Trapani è un luogo di culto per chi vuole assaggiare una pizza inimitabile e non dimenticarne più il sapore. E’ una pizza soffice e croccante, la mozzarella in realtà è un primosale fresco che rende il sapore più deciso e si sposa perfettamente con gli altri ingredienti.

Il locale era un tempo una vecchia “casa chiusa” poi ristrutturata con forme un po’ arabesche. Si trova nel cuore del centro storico di Trapani in una via stretta e abbastanza trafficata.

Il servizio è alla buona. La pizza viene servita su vassoi di acciaio ricoperti con carta oleata, appena sfornata viene rapidamente tagliata con la mezzaluna in tanti bocconcini… non servono i coltelli insomma!

La più famosa, perchè tipicamente trapanese, è la “rianata” (origanata) fatta con pomodoro fresco, aglio e tanto profumatissimo origano.

Pizzeria Calvino via Nunzio Nasi 77 – 91100 Trapani

Tel: 0923/21464 … per un posto a sedere è indispensabile prenotare con anticipo!